Gen2012
"LA GIUNGLA" di Upton Sinclair (410 pag.)

"LA GIUNGLA" di Upton Sinclair (410 pag.)

La storia è quella di una famiglia di emigranti che arriva a Chicago per lavorare in una delle numerose fabbriche di lavorazione della carne. I famosi macelli di Chicago, dove all’epoca convergevano la maggior parte di bovini e maiali degli States per essere macellati, inscatolati ed esportati ovunque.

All’inizio sembra che la famiglia, diseredata in Irlanda, negli Usa avesse trovato le condizioni per vivere dignitosamente e prosperare: subito un lavoro per tutti, dal capofamiglia, un pezzo di Marcantonio, all’ultima delle donne. Poi addirittura una casa di loro proprietà. Una villetta graziosa e “nuova” in un quartiere residenziale a ridosso delle grandi fabbriche... I guadagni arrivano dai lavori più rischiosi e con i guadagni l’idea di togliersi dai dormitori e comprarsi una casetta tutta per se. Basta solo un anticipo, tutti i soldi da cui erano venuti dall’Irlanda e quelli guadagnati nelle prime settimane, poi una rata mensile. C’è una clausola che si capisce poco nel contratto, ma viene firmata lo stesso per evitare di fare la figura degli analfabeti e diffidenti con il signore dell’agenzia immobiliare, così simpatico e carino. Le cose sembrano andare così bene che viene voglia di sposarsi e i due protagonisti fanno un matrimonio alla grande in cui invitano tutti a una festa interminabile. Ovviamente si indebitano ancora di più. Ma la felicità è tanta, anche se dura una notte sola, in quanto la mattina dopo si deve ricominciare a lavorare. Ma il sogno dura poco. La giovane moglie, per non perdere il lavoro, deve accettare gli abusi del capo operaio. Una delle donne rimane senza lavoro perché la fabbrica dove era occupata chiude. Il protagonista, facendo un lavoro massacrante, con i piedi sempre nell’umido ghiacciato senza scarpe adeguate, cade e si fa male. Dovrà restare lontano dal lavoro per due settimane, senza esser pagato e l’incubo di perdere il posto al rientro. Le rate della casa iniziano a pesare e a essere saltate. Va a lavorare anche il nipote, un bambino decenne. Ma viene pagato pochissimo in cambio di 12 ore massacranti. Presto arriverà la catarsi: la moglie muore di stenti, uno dei vecchi idem, il protagonista perde definitivamente il lavoro dopo aver massacrato il capo operaio che abusava della moglie, la casa viene persa. In realtà non era stata acquistata, ma con una clausola capestro solo affittata e devono lasciarla su due piedi, per consentire al proprietario di rimbiancare tutto e rivenderla per “nuova” alla prossima famiglia di disgraziati… Ma quando tutto è distrutto, quando tutto è perduto, il protagonista troverà il riscatto nell’ascoltare la parola di un sindacalista socialista sentito la prima volta per caso, una notte che, senza un tetto sotto cui stare, era andato a cercare un po’ di tepore in una grande sala affollata di gente che ascoltava Victor Debs l’”amante dell’umanità”. Nell’impegno politico a difesa degli oppressi come lui troverà una nuova ragione di vivere e sperare.

Un libro di una potenza devastante!

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